I have a dream: il SEO Colonialista

I have a dream: il SEO Colonialista

Ogni tanto mi capita, anzi, capita a tutti noi di pensare alla fortuna che ha avuto quel qualcuno che ha fatto da pioniere della SEO in Italia. Adesso è lì, bello posizionato, con visite a sette cifre ogni mese che guarda con freddo distacco chi si sbatte per cercare di trovare la micro-nicchia adatta alla creazione di un progetto. Siti come quello di Aranzulla (troppo facile nominarlo) o MyPersonalTrainer, siti come Trovaprezzi o Subito.it, i grandi affiliati Amazon, i quotidiani online, insomma tutti quei soggetti che hanno volumi da spavento anche solo sulle keyword brandizzate.

Non piangiamo sul latte versato: c’è di peggio, c’è il mercato dei contenuti in inglese che ormai fa spavento. Trovare uno spazio in SERP lì è come trovare parcheggio nelle piccole località di mare quando è agosto ed il numero di turisti sorpassa quello dei residenti in rapporto 100:1. Però c’è anche chi se la passa meglio, diamine. Perché quando in Italia il mercato è saturo le multinazionali vanno ad aprire in Thailandia ed i SEO non fanno la stessa cosa?

Ricordi perché abbiamo inventato internet?

Internet è solo una cosa: compressione spazio-temporale. Qualsiasi cosa io voglia comprare, sapere, vedere o conoscere è a portata di mano ed è accessibile in pochi secondi. Tutto sommato è molto più difficile andare a produrre le lasagne in Madagascar che non aprire un sito web.

Ci sono nazioni in cui il ritmo a cui cresce l’uso di internet è del 20% l’anno. Ci sono economie dove c’è bisogno di qualcuno che riempa le SERP con qualcosa di utile, non che competa con chi c’è già. E perché noi italiani, che siamo un popolo di navigatori, abbiamo navigato sulle onde degli oceani e non lo facciamo più con quelle del wifi? Siamo oggettivi: non lo facciamo perché è un po’complesso.

Prima di tutto c’è da fare la ricerca di mercato. Non è semplice capire se in 12 nazioni emergenti esiste già un certo tipo di sito simile a quello italiano che abbiamo in mente. Poi gestire un progetto in una lingua che non si conosce richiede dei copy che scrivano bene in lingua, seguano le indicazioni sulla creazione dei contenuti, siano svegli e controllati da altrettanti professionisti a loro volta in gamba. Ma è molto meno complesso che fare le lasagne in Madagascar, di nuovo.

Un appello a tutti i navigatori della SEO

Quel che ci vuole è un buon team, tutto qui. Una volta che ci si distribuisce il lavoro, che si identifica un’opportunità e si inizia a lavorare i risultati arriveranno. Ed ecco che c’è la possibilità di fare forza attraverso l’unione, per riuscire a raggiungere quei traguardi che in Italia altri prima di noi hanno raggiunto. C’è la possibilità di essere gli Aranzulla di un Paese che non abbiamo mai visitato, perché questa è la potenza della rete.

Sogno un’iniziativa di cui siano soci tutti i partecipanti. Insieme si organizza il lavoro, si produce, si sostengono gli investimenti e si dividono i ricavi. Sogno un modo per portare i SEO italiani verso nuovi confini, dove il valore va creato e non rubato l’un l’altro a botte di backlink a pagamento. Sogno che in questo Paese sempre indietro quando si parla di tecnologia, una piccola parte dei lavoratori digitali rappresenti un’avanguardia: il SEO Colonialista.

 

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